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13.05.10, Kappa Marathon, Home Page

Direttore sportivo e ciclista: un rapporto di rigore e amicizia

Direttore sportivo: “Dai forza ancora 10 metri, dai!”

Ciclista: “Non ce la faccio più!”

Direttore sportivo: “Dai ragazzo! Spingi con queste gambe, tira con le braccia...avanti! Torni a casa in bici oggi!”

Ciclista (fra sé e sé): “Simpatico oggi…forse però è meglio che io ce la faccia...”

Si può sintetizzare in queste poche battute il grande rapporto che intercorre fra un Direttore sportivo (DS) e il suo corridore sulle strade delle competizioni ciclistiche.

Chi è veramente un Direttore sportivo (DS)?
Un vero DS è colui che guida la propria squadra al successo; per far questo deve possedere qualità non indifferenti. Il mestiere del DS non si inventa per caso, ci vogliono passione e grandi abilità in più settori: pedagogia, tecnica e tattica di gara, la conoscenza di una corretta alimentazione sportiva, capacità nella gestione dei rapporti con genitori spesso troppo critici sul suo operato…

Il DS dovrà mettersi in gioco portando in strada tutto l’entusiasmo che dovrà saper trasmettere all’atleta: la sua esperienza sulle due ruote, fatta di allenamenti impegnativi sia mentalmente sia fisicamente, e la tecnica faranno la loro parte. “Quanto era divertente il pranzo e la cena pre-gara in ritiro con le tante risate fra compagni e proprio con il DS sempre a fianco...”

Ovviamente, il Ds deve saper essere autorevole senza essere autoritario, deve fare comprender cosa voglia dire divertirsi nel pieno rispetto delle regole dell’agonismo sia in gara sia fuori dalla competizione. Deve farsi rispettare in ogni momento senza mai imporsi con maleducazione o senso di sfida: quante urlate che ci siamo presi io e i miei compagni di squadra … della loro importanza, però, ce ne si conto solo alla domenica durante la gara. In ultima battuta, il DS deve saper cogliere in ogni suo singolo atleta anche le più piccole potenzialità mentali e atletiche per poterle sviluppare nel migliore dei modi.

Chi è, dunque, il corridore e quali sono i suoi doveri?
L’obiettivo principale per il corridore è il divertimento. Al termine dell’allenamento deve poter affermare: “Wow, quanta fatica ho fatto, ma come è stato bello portare a termine l’obiettivo prefissato!”. Anche se coinvolto in qualche caduta il ciclista deve sempre aver dentro di sé la voglia di rialzarsi, di risalire in sella quanto prima e scattare ancora una volta sui pedali con nuove motivazioni (e non è sempre così facile, credetemi...).
Una volta in sella bisogna ricorrere a tutta tecnica di cui si dispone per destreggiarsi al meglio fra il gruppo o in solitaria, con la sola strada davanti a sé. Inoltre bisogna riuscire ad assimilare il valore dell’impegno effettivo nel rispetto incondizionato dei valori di questo sport stupendo. Infine, se si vogliono ottenere delle belle soddisfazioni, il corridore si deve abbandonare ai consigli del suo DS, come se quest’ultimo fosse quasi una personale guida spirituale, perlomeno da un punto di vista sportivo.

Fra i due protagonisti del nostro confronto si viene a creare quindi un’intesa forte, spesso difficile da mantenere, resa il più delle volte ancora più tesa da preoccupazioni e nervosismi della vita quotidiana. Il rapporto tra corridore e DS è animato da una sincera e leale amicizia. Devono trionfare simpatia e fiducia reciproche che prendono vita pian piano, allenamento dopo allenamento e gara dopo gara.

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